Seminario Arcivescovile di Napoli

"Card. Alessio Ascalesi"

Anno di Seminario 2016/17

Relazione di Inizio Anno

«Pastore dal cuore immenso» …rivestito dei sentimenti di Cristo

 

Ci ritroviamo, cari amici, all’inizio del nuovo anno formativo e il nostro primo pensiero vuole essere di lode e di ringraziamento al Signore per quanto vissuto lo scorso anno e per l’estate che ormai volge al termine.

Fare memoria del cammino percorso, sostare per ricordare – per riportare al cuore – quanto il Signore ci ha donato, riconoscerne la bontà e la tenerezza con cui ci ha accompagnati personalmente e nel cammino condiviso con i fratelli, credo sia il primo passo, un passo irrinunciabile, per riconoscere l’assoluta gratuità del suo agire nella nostra vita, la gratuità della fiducia che ha riposto e ripone in ciascuno, la gratuità dell’amore con cui ci bacia, con cui bacia e accompagna la persona e la vocazione di ognuno di noi.

Solo se compiamo questo passo, può davvero salire dal cuore quel grazie autentico che ci unisce in profondità al Signore della nostra vita.

È di particolare significato e bellezza riflettere sul fatto che Gesù ci accoglie, in questo giorno di ripresa della vita di comunità, con la pagina stupenda della vocazione di Matteo.

“Gesù vide un uomo…gli disse: « Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì” (Mt 9,9).

E ai farisei, che non comprendevano il suo comportamento, il Maestro disse:

“Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: «Misericordia io voglio e non sacrificio». Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,13).

Sappiamo quanto papa Francesco sia legato al passo della vocazione di san Matteo. Più volte ha ricordato come in occasione proprio della festa di San Matteo il 21 settembre del 1953, all’età di 17 anni, dopo una confessione nella sua parrocchia, si sentì accolto dalla misericordia di Dio e capì di essere chiamato alla vita religiosa.

Quando fu eletto vescovo volle ricordare questo evento che segnò la sua consacrazione a Dio e alla Chiesa scegliendo come motto episcopale, che poi ha voluto mantenere come pontefice, le parole “Miserando atque eligendo”.

«Un’espressione – ha affermato il papa ad Andrea Tornielli nella conversazione “Il nome di Dio è Misericordia” – che allora non conoscevo e che poi ho scelto come motto episcopale. L’avrei ritrovata in seguito, nelle omelie del monaco inglese san Beda il Venerabile, il quale descrivendo la vocazione di Matteo scrive: «Gesù vide un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: “Seguimi”».Questa è la traduzione che comunemente viene offerta dell’espressione di san Beda. A me piace tradurre “miserando” – dice il Santo Padre – con un gerundio che non esiste, “misericordiando”, donandogli misericordia.

Dunque “misericordiandolo e scegliendolo”, per descrivere lo sguardo di Gesù che dona misericordia e sceglie, prende con sé».

In Misericordiae Vultus al n. 8, papa Francesco fa riferimento alle parole di Gesù all’indemoniato di Gerasa;

dopo averlo liberato, infatti, gli affida una missione dicendo: “Annuncia ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te” (Mc 5,19).

Poi papa Francesco prosegue, riferendosi alla chiamata di Matteo:

«Anche la vocazione di Matteo è inserita nell’orizzonte della misericordia. Passando dinanzi al banco delle imposte gli occhi di Gesù fissarono quelli di Matteo. Era uno sguardo carico di misericordia che perdonava i peccati di quell’uomo e, vincendo le resistenze degli altri discepoli, scelse lui, il peccatore e pubblicano, per diventare uno dei Dodici» (MV 8).

Come sempre, cari amici, la Parola di Dio non è semplicemente un concetto da capire, ma una Parola che è azione, una Parola che vuole entrare nella nostra vita per operarvi.

La Parola di Dio ha la forza di una parola che “fa” ciò che dice.

È stata detta perché vuole fare “qualcosa” nella vita di ognuno.

Ci ritroviamo insieme per riprendere il cammino ed è il caso di chiedersi allora, anche alla luce della Parola: dov’è il mio cuore?

Dov’è il mio cuore quest’oggi, in questo momento; con quali disposizioni mi accingo a iniziare questo nuovo anno?

Forse inizio con entusiasmo, sono contento del cammino già fatto e nutro il desiderio di progredire nella sequela e pertanto ho già elaborato dei propositi;

forse quest’inizio mi coglie impreparato, forse c’è invece in me stanchezza e devo impegnarmi a ritrovare le motivazioni giuste.

Forse mi porto qualche ferita nel cuore, qualche dolore.

Qualunque sia la situazione in cui mi ritrovo c’è uno sguardo che mi accoglie, uno sguardo di bontà e di misericordia, lo sguardo di Gesù, che è sempre uno sguardo di profondo amore, che raggiunge le fibre più recondite del mio essere; uno sguardo che m’invita a lasciare il “banco”, forse a “rovesciarlo”, per accogliere ancora una volta e in modo nuovo la sua Parola:

“Seguimi!”, “Segui me!”, “Fidati di me!”, “Questo tratto di strada della tua vita, fallo con me e con i fratelli”.

“Segui me per essere una sola cosa con me”.

Scriveva san Giovanni Eudes:

“Devi avere con lui (con Gesù) uno stesso spirito, una stessa anima, una stessa vita, una stessa volontà, uno stesso sentimento, uno stesso cuore. E lui stesso deve essere il tuo spirito, il tuo cuore, il tuo amore, la tua vita e il tuo tutto”.

 Accompagnati, dunque, dall’icona della chiamata di Matteo e sostenuti soprattutto dallo sguardo di misericordia del Signore, riprendiamo il nostro cammino.

L’anno che iniziamo si pone in continuità con il percorso già fatto nei due anni precedenti.

Povertà dello spirito… ricchezza di Dio” ci ha fatto porre l’attenzione sul cuore della formazione seminariale: il primato di Dio e della vita spirituale; come dicevo nella mia prima assemblea, “alla base di ogni chiamata nella Chiesa vi è un’esperienza di fede, l’esperienza di incontro con il Signore che va sempre coltivato e che deve essere la fonte, la sorgente del nostro essere”.

Se la dimensione spirituale rappresenta il cuore della formazione, quella umana ne costituisce senza dubbio il fondamento:

misericordiosi come il Padre per relazioni autentiche di fraternità e di amicizia” ci ha ricordato l’anno scorso la necessità di una piena maturità umana, che si riflette soprattutto nella capacità di instaurare delle relazioni fraterne e profonde, per divenire costruttori di comunione, tanto che – riprendendo Mons. Sigismondi – ricordavo che “nel progetto formativo di un seminario non c’è scrutinio più selettivo della vita comune”; la stessa attenzione alla cultura nelle sue molteplici manifestazioni è andata in questa direzione di maturazione umana, senza rinchiuderci nel nostro mondo.

Individuati il cuore e il fondamento della formazione, vogliamo chiederci quest’anno: quale ne è il fine?

Ovviamente la risposta non è nuova, non la inventiamo adesso, ma sono gli stessi documenti a fornircela: «nei Seminari Maggiori tutta l’educazione degli alunni deve tendere allo scopo di formarne veri pastori d’anime» ha detto il decreto conciliare Optatam Totius (n. 4).

Dunque, la “pastoralità” (potremmo così definirla) costituirà l’orizzonte entro il quale, senza dimenticare le precedenti priorità, ci muoveremo in questo nuovo anno.

Ma di che cosa si tratta? Che cosa s’intende per “formare veri pastori d’anime”?

La Ratio chiarisce e al numero 101 afferma: «non si tratta in primo luogo di offrire tecniche e metodologie, corsi speciali e tirocini, ma di educare a un modo di essere che unifichi e orienti l’intera personalità: lo stile del pastore, chiamato a identificarsi con Cristo Pastore e a fare proprio il suo amore per il gregge, fino a dare la vita».

Comprendiamo bene, dunque, che non si tratta tanto di fare delle cose o di imparare una professione, ma di conformare il nostro cuore al cuore del vero e bel Pastore che è Gesù, sviluppando quella che i documenti chiamano “carità pastorale”, ossia la disponibilità concreta a donarsi, finanche a costo della vita.

Questo crea profonda armonia tra i diversi ambiti della formazione, perché il centro resta sempre Gesù Cristo, l’acquisizione dei suoi sentimenti. “Rivestirsi dei sentimenti di Cristo” è pertanto l’obiettivo che l’intero percorso formativo deve porsi; bisogna operare una trasformazione del cuore, dunque, che da “nudo” – come Adamo nel giardino dell’Eden – perché cosciente delle sue fragilità e dei suoi limiti, del suo egoismo e della sua indifferenza, viene rivestito da Dio dell’abito nuovo della carità, della generosità, dell’umiltà, viene appunto “rivestito di Cristo”.

Come non scorgere in questo un punto di congiunzione con la terza opera di misericordia corporale “vestire gli ignudi”, alla quale ci richiama la Lettera Pastorale dell’Arcivescovo per questo nuovo anno?

Egli ci ricorda come la “nudità” appartiene alla vita di ciascuno di noi; “l’arco della vita, in effetti, si sviluppa tra due nudità: da quella della nascita a quella della morte. «Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo vi ritornerò» (Gb 1,21) confessa l’Autore sacro. L’intera esistenza umana è così posta sotto il segno della nudità” e poco più avanti aggiunge: “pensiamo a noi stessi che, solo se spogliati di inutili orpelli e delle consuete maschere, diventiamo liberi e veri, degni di noi stessi”.

Richiamando poi l’antica prassi battesimale e il valore della veste bianca indossata dai neofiti, sottolinea: “Rivestìti di Cristo, i fedeli si sentivano avvolti dalla misericordia di Dio e proiettati verso una vita nuova”.

Quanto più queste parole devono valere per noi, in cammino verso il sacerdozio; accogliamo l’invito a spogliarci delle nostre maschere, del nostro egoismo, dei nostri peccati, del nostro attaccamento alla mentalità di questo mondo e lasciamoci rivestire di Cristo, dei suoi sentimenti, della sua misericordia!

Lo scorso 22 febbraio la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha accolto la richiesta della Conferenza Episcopale Campana e ha confermato l’elezione di San Paolino di Nola a Patrono secondario presso Dio della Regione Campania.

Questa lieta circostanza che riguarda tutte le nostre Diocesi ci è sembrata quanto mai propizia per scegliere San Paolino quale testimone dell’anno.

In estate ho avuto l’opportunità di leggere la sua corposa biografia e posso attestarvi che è un vero gigante della fede, un vero maestro dello spirito! Ciò che di lui colpì i contemporanei fu dapprima la sua conversione: ciò che la rese evidente fu l’elevata condizione economica e sociale alla quale rinunciò.

Diede via, infatti, i suoi immensi possedimenti e abdicò alla carica di senatore e governatore della Campania, che aveva ricoperto per vari anni, per vestire il rude saio del monaco.

Sostenuto dalla sua raffinatissima cultura letteraria, approfondì molto la conoscenza delle Sacre Scritture e ebbe intensi scambi epistolari con Agostino, Ambrogio, Girolamo, Sulpicio Severo, il vescovo Niceta della Dacia, l’attuale Romania.

Ebbe intense relazioni con tutti i grandi pastori del suo tempo.

Pur dedicandosi all’ascesi e alla preghiera, tuttavia Paolino non mancò mai di attendere anche al ministero, tanto che alla morte del Vescovo Paolo fu scelto quale guida della Diocesi di Nola.

San Giovanni Paolo II nel 1995, in occasione di un anno paoliniano, ebbe a dire: “In lui si fondono mirabilmente il monaco e il pastore. Ciò che è storicamente accertato converge nel disegnare l’immagine di un pastore dal cuore immenso, che, dimentico di sé, si dona tutto per il suo popolo”.

Possiamo a ragione dire, dunque, che san Paolino si rivestì dei sentimenti di Cristo per divenire un autentico pastore d’anime, animato da carità pastorale, sempre attento al dialogo e all’autentico senso dell’amicizia:
costituisce dunque un valido esempio per noi, per formarci ad essere pastori nel nostro tempo, ma nello stile dei grandi Maestri della storia della Chiesa. La sua grande cultura e il suo immenso sapere, inoltre, rilanciano quell’attenzione culturale che abbiamo voluto richiamare lo scorso anno.

Alla luce di queste “attenzioni” che ho messo brevemente in evidenza – la “pastoralità” quale fine della formazione, l’opera di misericordia “vestire gli ignudi”, il testimone dell’anno in San Paolino di Nola – abbiamo formulato anche il motto per il nostro cammino annuale:

«Pastore dal cuore immenso»… rivestito dei sentimenti di Cristo!

Sentiamoci tutti chiamati a formarci non tanto per diventare bravi in certe tecniche, ma ad essere pastori “dal cuore immenso”, che è lo stesso cuore di Gesù, che seppe accogliere i peccatori (come fece con san Matteo) e di tutti si prese cura con tenerezza e misericordia.

Ricerchiamo soprattutto nella preghiera l’incontro col Signore e con semplicità chiediamogli: “Rendi il mio cuore simile al tuo”; ci sia sempre Lui al primo posto e al centro delle nostre giornate.

Rivestiamoci dei sentimenti di Cristo di amore, umiltà, donazione, perdono… e facciamolo a partire dalla nostra comunità, nei nostri gruppi, per intessere sempre più autentiche relazioni di fraternità e superare barriere e ostacoli che si frappongono al cammino.

Guardiamo con attenzione al mondo e alle sue molteplici forme culturali, senza rinchiuderci in angusti recinti, ma uscendo incontro a chi è lontano; lo studio e l’approfondimento delle materie teologiche e della Sacra Scrittura ci sostengano nel delicato discernimento dei segni dei tempi!

 

Saranno diverse le iniziative che ci aiuteranno ad approfondire questi temi.

Ne sottolineo alcune.

  • Già domani andremo in pellegrinaggio al complesso Basilicale di Cimitile, molti ambienti dei quali furono fatti edificare da San Paolino, e alla tomba del Santo, nel Duomo di Nola, con la celebrazione presieduta da S. Ecc. Mons. Beniamino Depalma.

[Consentitemi di ricordare come a Cimitile Paolino costruì la casa dei poveri e sulla casa dei poveri costruì il monastero con queste parole: sono i poveri che sostengono la Chiesa. Ad essi non si limitava a fare l’elemosina: li accoglieva come se fossero Cristo stesso. Amava dire che la loro preghiera faceva da fondamento alla sua casa.]

  • Interverranno ad aiutarci nella preghiera nei ritiri dei tempi forti dell’anno liturgico Luigi Santopaolo, prof. di Sacra Scrittura, mons. Carlo Bresciani, vescovo di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, don Fabrizio Cristarella Orestano del Monastero di Ruviano.
  • Don Adolfo Russo verrà a presentarci la Lettera Pastorale “Vestire gli ignudi”, per coglierne le molteplici sfaccettature, così da lasciarci “rivestire di Cristo”.
  • Approfondiremo la conoscenza della vita e soprattutto dell’opera pastorale di San Paolino, affinché possa essere sempre di più modello per noi.
  • Prioritaria nell’azione pastorale è oggi la nuova evangelizzazione, imparando ad uscire per andare incontro a chi si è smarrito; è questo il richiamo del Papa nella Evangelii Gaudium, ma anche del Cardinale Arcivescovo e dei Vescovi delle nostre Diocesi; il laboratorio pastorale nella settimana post-esami affronterà per questo il tema della “Nuova Evangelizzazione” e ci aiuteranno nella riflessione Mons. Franco Piazza, Vescovo di Sessa Aurunca, e il confronto con alcune testimonianze dirette di esperienze di evangelizzazione.
  • Tale laboratorio avrà poi un seguito molto significativo: nel periodo estivo, infatti, dopo l’esperienza degli Oratori nelle proprie parrocchie, nel mese di luglio, il II e III anno organizzeranno una Missione Popolare in una zona che poi definiremo, così da confrontarsi concretamente con quanto ascoltato.
  • Per non dimenticare inoltre il Convegno di Firenze, ma anzi approfondirne gli spunti e l’invito missionario affidato da Papa Francesco alla Chiesa italiana, riprenderemo i 5 verbi su cui lì si è riflettuto (uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare) in 5 lectio, che vivremo senza intaccare la vita ordinaria della comunità, in alcuni lunedì sera all’orario solito di preghiera.
  • Una delle attenzioni che un pastore deve avere, e a cui gli ultimi due Sinodi dei Vescovi ci ha richiamato, è quella alla famiglia.

Mons. Gennaro Pascarella, Vescovo di Pozzuoli, verrà a dialogare con noi sulla Esortazione Amoris Laetitia, genesi e prospettive.

  • Inoltre, i ritiri mensili, attingendo alle riflessioni del IV capitolo, avranno per tema le note dell’amore: la carità è paziente e non si adira; la carità non è invidiosa; la carità è benevola e non cerca il suo interesse; la carità non si vanta e non si gonfia.

Alla luce proprio della Esortazione papale, ho il piacere di comunicarvi che quest’anno dedicheremo una particolare attenzione anche alle vostre famiglie, in modo da conoscerci meglio e soprattutto da favorire il loro accompagnamento nel vostro cammino.

Per questo motivo vivremo una giornata di ritiro con i vostri genitori;
in un’altra occasione con loro sosteremo in Adorazione davanti al SS. Sacramento;
infine, come da tradizione, ci sarà la Festa della Famiglia, che è per noi innanzitutto la festa della Famiglia che è la nostra comunità insieme ai nostri parenti.

Due ricorrenze molto significative, infine, caratterizzeranno la vita della Diocesi di Napoli e conseguentemente anche del nostro Seminario: il 50° di ordinazione sacerdotale il 12 marzo e il 25° di ordinazione episcopale il 26 aprile del Cardinale Arcivescovo Crescenzio Sepe.

In piena sintonia con il tema dell’anno, queste ricorrenze costituiscono un invito a riflettere sul cuore e sul ministero del pastore; avremo per questo la gioia, giovedì 6 aprile, di ascoltare la testimonianza vocazionale e ministeriale di Sua Eminenza, per attingere alla sua ricca e variegata esperienza.

Tali liete circostanze devono inoltre costituire per noi un invito ad intensificare l’opera di animazione vocazionale, affinché ci sia sempre chi ascolta ed accoglie l’invito del Signore a seguirlo più da vicino.

I primi responsabili vocazionali siamo ovviamente tutti noi, chiamati a suscitare con la stessa sola nostra vita di giovani in discernimento l’interrogativo sul futuro. Desidero per questo chiedere a tutti, in questo anno, un più forte impegno in questa direzione;

ci saranno come sempre le Commissioni di Animazione e di Promozione Vocazionale, ma ognuno di noi si senta coinvolto nell’annunciare il Vangelo della Vocazione.

Oltre alla Giornata del Seminario (che come Diocesi di Napoli vivremo il 26 febbraio) e alla Veglia Vocazionale (il 4 maggio), sottolineo soprattutto una iniziativa, che ha forte valenza vocazionale: la Scuola di preghiera qui in Seminario, in collaborazione con la Pastorale Giovanile.

Quest’anno, per venire incontro alle esigenze delle parrocchie oberate di molteplici iniziative, abbiamo pensato di proporre tre incontri: il 15 dicembre, il 16 febbraio, il 30 marzo; ci siamo già incontrati con i Responsabili della Pastorale Giovanile e abbiamo concordato che sia il Seminario a proporre questi incontri, che anche nelle tematiche avranno un richiamo vocazionale. Impegniamoci dunque fin da subito a diffondere l’iniziativa e coinvolgiamo i gruppi delle nostre comunità, perché tanti giovani possano essere interpellati dalla nostra testimonianza di sequela.

Un particolare saluto rivolgo ai ragazzi del Seminario Minore, che accoglie alcuni nuovi amici: infatti a Sebastiano Borrelli e Salvatore Romano, che già conosciamo, si aggiungono quest’anno Francesco Mazzone, Luigi Porcelli, Mario Spinola e Salvatore Solla.

L’ingresso di questi nuovi amici ci fa sperare che la nuova formula non residenziale possa corrispondere meglio alle esigenze dei nostri tempi e ci invita a proseguire con entusiasmo e impegno; la novità del percorso ci richiede di continuare a riflettere per meglio precisare gli itinerari di accompagnamento insieme a don Giuseppe Nurcato, che continuerà a seguire tale realtà, e a don Carmine Nappo, Padre Spirituale del Seminario Minore.

Come sicuramente saprete, ho la gioia al riguardo di comunicare che don Giuseppe Nurcato seguirà anche il cammino propedeutico, subentrando al carissimo don Raffaele Vitale che ha profuso con passione ed entusiasmo copiose energie all’azione educativa;
oltre a riaccogliere con gioia don Giuseppe nella nostra comunità e a ringraziarlo della sua disponibilità, gli auguriamo di poter compiere con frutto il ministero al quale il Signore lo ha chiamato. Collaborerà con lui il prossimo diacono Francesco Pinto.

Novità vi sono anche nella Comunità delle Suore, che ringraziamo di cuore per la loro presenza, la testimonianza e il servizio che rendono a tutti noi.

La nuova Madre Generale Suor Chiara Stella Vitale, eletta nel Capitolo tenutosi nel mese di luglio, ha disposto tra gli altri il trasferimento di Suor Yulita alla Comunità di Altavilla in provincia di Salerno; Suor Yulita, che si è trasferita nei giorni scorsi, saluta di cuore tutti quanti voi. Non mancheranno certamente occasioni per rivederla.

Intanto, dalla Comunità di Pianura, originaria del Madagascar, da sei anni in Italia, accogliamo Suor Marie Veronique Holiarisoa (più semplicemente, Suor Veronica).

Benvenuta, sorella, nella nostra comunità!

Il contributo di ognuno di voi è fondamentale per la vita della comunità, in quanto siete voi, cari giovani, i principali protagonisti della formazione.

Per questo mettiamoci in cammino con le migliori disposizioni d’animo per aderire docilmente a tutte le mozioni dello Spirito e crescere nella sequela di Cristo.

 

Il Padre Rettore