
PRESENTAZIONE
di mons. Antonio Serra
Siamo nel vivo dell’anno sacerdotale, indetto dal Santo Padre Benedetto XVI per auspicare nel clero e nei laici una riflessione più matura sul valore del ministero ordinato. Il nostro cammino formativo, pertanto, si inserisce pienamente in questa provvidenziale proposta che diventa anche per noi occasione privilegiata per sviluppare una visione sempre più adeguata del presbiterato. Il Papa ha indicato nel Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, in occasione del centocinquantesimo anniversario della sua scomparsa, il modello sacerdotale cui guardare in questo tempo di grazia: il suo stile di vita sacerdotale è sempre attuale e consente di fare sintesi attorno ad alcuni cardini come il sacramento della Penitenza, la preghiera personale dinanzi all’Eucaristia e lo zelo pastorale per i suoi parrocchiani. La forte preoccupazione del santo Curato era quella di salvare le anime e mostrare agli uomini con il suo esempio la bontà e la misericordia di Dio. Diceva: Oh, il prete è qualcosa di grande! Perché può donare Dio agli uomini e gli uomini a Dio: egli è il testimone della tenerezza del Padre verso ognuno e un artigiano di salvezza. San Giovanni Maria Vianney ha incarnato quanto scriveva in una vita pienamente identificata col ministero sacerdotale.
All’invito del Pontefice, aggiungiamo per la formazione in Seminario, una figura sacerdotale del clero italiano, altrettanto incisiva: don Primo Mazzolari, scelto come testimone dell’anno in occasione del cinquantesimo della sua scomparsa. Don Primo diceva: Servire l’ideale…nella fedeltà al dovere del momento; è questo lo slogan coniato per il cammino comunitario. L’ideale sacerdotale, infatti, è costituito da quel nucleo di desideri possibili che sono di solito oltre l’attualità della nostra esperienza, spingendoci a non accontentarci mai, a puntare in alto, a desiderare il meglio, per rispondere alla chiamata divina con pienezza di intenti e con una concreta identificazione a Cristo buon Pastore. In altre parole l’ideale sacerdotale consiste nell’educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come l’ha vista Cristo, a giudicare la vita come Lui, a scegliere come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo (RdC, 38). Non possiamo, perciò, vivere senza ideali: i nostri desideri resterebbero soltanto semplici aspirazioni, buoni propositi; l’ideale, invece, mette insieme i traguardi ardui individuati nei valori condivisi con la profondità delle nostre motivazioni e la forza della nostra volontà. Allora diventa indispensabile allenare continuamente la nostra volontà: educare la volontà per assumere con serietà e docilità le responsabilità che ci saranno affidate. La buona volontà ci facilita la continuità nell’impegno quotidiano, vincendo le stanchezze o le distrazioni del momento; la buona volontà fortifica le motivazioni, rendendole più evidenti, e acuisce il desiderio dei grandi ideali, spingendo verso di essi. Le parole di don Primo, perciò, sono di sprone e sintetizzano il senso del nostro impegno: vivere la quotidianità senza far rumore, cercando sinceramente di fare bene. L’ideale passa nella concretezza di una vita spesa con linearità: non basta sognare o proclamare i grandi ideali, bisogna equipaggiarsi per poterli conseguire, attrezzarsi con tutti i possibili strumenti e risorse per far fronte alle difficoltà e dare progettualità al nostro andare. Non esiste vera idealità se non si passa attraverso la fatica della fedeltà, che è possibile quando impariamo ad evitare, a difendere, a confrontarci, a lottare e a superare, per custodire il nostro ideale.
A questo punto è doveroso indicare alcune priorità. Si è ricostituito il Seminario Minore con undici giovanissimi da seguire e incoraggiare; si tratta di un’esperienza da integrare nella nostra realtà educativa già consolidata; bisogna favorire la costruzione della loro identità umana e cristiana, per poi orientarli verso uno stabile progetto di vita che non escluda la possibilità del sacerdozio.
Si riprende, con maggiore slancio, la pastorale vocazionale con l’intento di consolidare i gruppi vocazionali esterni per le diverse fasce d’età, dando stabilità e creatività nella formazione. Si è costituita una commissione diocesana che deve favorire il coinvolgimento delle comunità, individuando ragazzi che potrebbero cominciare un cammino di ricerca e di confronto. Il lavoro formativo, invece, è affidato ad un’equipe di seminaristi che ne cura l’effettiva concretizzazione.
Infine, è stato preparato un Regolamento per la vita comunitaria che raccoglie indicazioni utili e pratiche, per favorire il vivere insieme all’insegna della corresponsabilità e della fraternità evangelica. L’anno sacerdotale in qualche modo impone la realizzazione del Progetto educativo, che stiamo approntando.
Primo Mazzolari: INDICAZIONI BIOGRAFICHE
Mazzolari Parroco: La vita pastorale a Cicognara e a Bozzolo