I testimoni dell’anno formativo 2020-2021

Charles de Foucauld, il “fratello universale”

Un uomo nel deserto del Sahara custodisce da solo un “tesoro”. Alcuni predoni lo vengono a sapere e per rubarglielo lo uccidono. No, non è lo spunto per un romanzo, ma una storia vera. Avvenuta nel 1916 ai confini nella profonda Algeria. Ed è la storia dell’uccisione di Charles de Foucauld, il “fratello universale”, che presto sarà santo. Il Papa ha infatti autorizzato la Congregazione per le cause dei Santi a promulgare il decreto sul miracolo attribuito al beato Carlo di Gesù (questo il suo nome religioso) e questo svela definitivamente qual era il “tesoro” che egli custodiva, al punto da non temere nemmeno per la sua vita: Gesù Cristo nel tabernacolo.

A partire da quella morte, la vicenda umana e religiosa di Charles de Foucauld ha affascinato e attratto generazioni su generazioni. Al punto che quello che non gli riuscì in vita si realizzò dopo la sua nascita al Cielo. Nel corso degli anni, ben diciannove differenti famiglie di laici, sacerdoti, religiosi e religiose sono scaturite dalla sua spiritualità e dal suo modo di vivere il Vangelo (tra le maggiori, le fraternità dei Piccoli fratelli e delle Piccole sorelle di Gesù). Un uomo “che ha dato una testimonianza che ha fatto bene alla Chiesa”, ha affermato Papa Francesco nella Messa in casa Santa Marta del primo dicembre 2016, nel centenario della morte. E Benedetto XVI al momento della beatificazione, il 13 novembre 2005,affermò che la sua vita è “un invito ad aspirare alla fraternità universale”.

Sicuramente l’esistenza terrena di de Foucauld ha spunti di grande attualità, sia nella prima parte, vissuta in maniera non certo esemplare dal punto di vista cristiano (ma in questo è in buona compagnia di altri santi, Agostino per esempio), sia soprattutto dopo la conversione che lo trasformò in uno dei più grandi cercatori di Dio. Lui grande esploratore anche dal punto di vista geografico, dedicò in pratica il resto dei suoi anni a esplorare l’immenso territorio del rapporto tra il Creatore e le creature.

Nato a Strasburgo il 15 settembre 1858 da una famiglia nobile ed egli stesso insignito del titolo di visconte di Pontbriand, trascorre la prima infanzia a Wissembourg, ma perde entrambi i genitori all’età di 6 anni e viene allevato dal nonno materno, che gli lascia anche una cospicua eredità. Il giovane Charles, gaudente e salottiero, la dilapida tuttavia in poco tempo e nel 1876 entra alla Scuola militare di Saint Cyr. Si distingue di più per le qualità di soldato che di studente, anche perché impegnato in una relazione con una fanciulla di dubbia reputazione. Lascia successivamente l’esercito per dedicarsi a spedizioni geografiche in Marocco e si dedica a studiare l’arabo e l’ebraico. Come esploratore si dimostra validissimo, al punto che nel 1885 riceve la medaglia d’oro dalla Società francese di geografia.

L’anno successivo torna in patria e la sua vita ha la svolta decisiva, quando il futuro santo (che comunque da piccolo era stato battezzato) sente il bisogno di riavvicinarsi alla Chiesa cattolica. E’ rimasta famosa la sua invocazione “Mio Dio, se esisti, fa’ che Ti conosca”. E così avviene che Dio si lascia conoscere. Come dirà egli stesso un giorno: “Non appena ho creduto che ci fosse un Dio, ho capito che non potevo vivere che per lui”. La svolta diventa sempre più radicale. Nel 1890 entra fra i trappisti in Francia, ma ben presto chiede di ritirarsi in una trappa molto più povera in Siria. Risale a questo periodo anche un primo progetto di congregazione religiosa. L’ormai trentaduenne Charles sente il bisogno di essere dispensato dai voti e qualche anno dopo viene esaudito. Nel 1897 l’abate generale dei Trappisti lo lascia libero di seguire la sua vocazione. Per un po’ resta in Terra Santa, quindi tornato in Francia, nel 1901 viene ordinato prete. Nello stesso anno si trasferisce in Africa e prende a dimorare in un’oasi del deserto del Sahara profondo. Indossa una tunica bianca sulla quale è cucito un cuore di stoffa rossa, sormontato da una croce. Ospita chiunque passi da lui, cristiani, musulmani, ebrei, pagani e trascorre altri 13 anni nel villaggio tuareg di Tamanrasset. Prega 11 ore al giorno, si immerge nel mistero dell’Eucaristia, redige un grande dizionario di lingua francese-tuareg ancora oggi in uso in quella zona. E naturalmente non manca di impegnarsi nella difesa delle popolazioni locali dagli assalti dei predoni. E sono proprio loro, il primo dicembre 1916, a prendere alla lettera la notizia del grande “tesoro” che custodisce e di cui parla a tutti. Perciò, nel tentativo di impadronirsene (non sapendo che in realtà si tratta delle particole consacrate durante la Messa), i malviventi saccheggiano la sua povera dimora e uccidono “Carlo di Gesù”, come si fa chiamare dagli abitanti del luogo.

Andrea Santoro, testimone fino in fondo

Don Andrea Santoro è nato a Priverno (LT) il 7/09/1945 dove è vissuto fino al 16/01/1956, anno del trasferimento definitivo della famiglia a Roma. Nel 1958 entra nel Seminario minore di Roma, ove frequenta la 3° media e gli studi di liceo. Completati gli studi di teologia presso l’Università Pontificia Lateranense. Viene ordinato sacerdote il 18 ottobre 1970. Svolge la sua attività pastorale di viceparroco nelle parrocchie di S.S. Marcellino e Pietro (1970-1971) e della Trasfigurazione (1972-1980). Nel 1980 chiede di trascorrere 6 mesi in Medio Oriente prima di iniziare la sua attività di parroco, a cui era stato destinato prima nel nuovo quartiere di Verderocca, dove viene inviato per “costruire” la chiesa (comunità di “pietre vive” e di mattoni) a cui darà il nome di Gesù di Nazareth (1981-1993), e poi (1994-2000) nella parrocchia dei S.S. Fabiano e Venanzio accompagnandola verso il grande Giubileo del 2000, come “una famiglia di famiglie” (espressione di don Andrea) attraverso una donazione totale ad essa. L’11 Settembre del 2000 parte per la Turchia. Il 5 febbraio 2006 viene ucciso nella chiesa di S. Maria a Trabzon mentre pregava con la bibbia in lingua turca tra le mani, trapassata da uno dei proiettili che lo hanno colpito alle spalle.

Percorso Propedeutico

Gli obiettivi della comunità propedeutica sono:

  • aiutare i giovani orientati al seminario a immergersi profondamente nel mistero di Cristo e ad assimilare gli elementi essenziali della vita spirituale;
  • attivare un iniziale discernimento vocazionale, che verifichi la rettitudine delle intenzioni, la fondatezza delle motivazioni e la consistenza della personalità;
  • consolidare le condizioni di maturità umana necessarie per abbracciare consapevolmente una formazione di spiccata impronta oblativa, capace di autotrascendenza e di relazioni umane costruttive;
  • presentare in modo esauriente la figura del presbitero, secondo l’attuale sensibilità ecclesiale;
  • completare la conoscenza dei principali dati della fede e della vita della Chiesa;
  • acquisire la base culturale sufficiente per affrontare lo studio teologico.

    RETTORE:
    Don Michele Autuoro

    ANIMATORE:
    Don Michele Scognamiglio

    PADRI SPIRITUALI:
    Don Dario Ferraro
    Don Francesco Maria Cerqua

    I Padri spirituali

    I padri spirituali sono riferimenti indispensabili per la crescita vocazionale dei seminaristi, i quali devono avvalersi del loro prezioso apporto per decidersi e orientarsi sempre nella verità e nella dedizione sincera alla causa del Regno di Dio. La direzione spirituale è da considerarsi un punto chiave nella formazione. Ecco perché per il delicato compito che sono chiamati a svolgere, devono essere sacerdoti maturi, prudenti, sapienti, e devono disporre di solide basi di cultura teologica, spirituale e pedagogica. 

    (Dal nostro Progetto Educativo, n. 93)


    I PADRI SPIRITUALI

    Comunità Propedeutica:
    Padre Domenico Marafioti s.j.
    Don Dario Ferraro

    Comunità del Seminario Minore:
    Don Carmine Nappo

    Comunità del Seminario Maggiore:
    S.Ecc.za Mons. Armando Dini
    Don Raffaele Ponticelli
    Padre Domenico Lombardo o.c.
    Padre Domenico Marafioti s.j.

    Confessori:
    Padre Giuseppe Fiorentino cm
    Padre Pasquale Iascone Opus Dei

    Equipe Formativa

    Il rettore è scelto dal Vescovo per guidare la vita della comunità del seminario, in sintonia costante con il cammino della Chiesa diocesana e le indicazioni del Magistero universale. Egli è il legale rappresentante, ma soprattutto il padre della comunità e, come tale, accompagna il cammino dei candidati attraverso colloqui individuali, incontri formativi nei gruppi e la pianificazione degli itinerari. Deve saper accogliere i giovani con familiarità, ma anche presentare con franchezza le esigenze della formazione, chiedendo agli stessi un impegno onesto che non riduca l’ideale e non tema un confronto leale.

    Gli animatori assistono il rettore nella cura di aspetti determinanti per la vita del seminario. Hanno la responsabilità di guidare i singoli bienni, vivendo più a stretto contatto con i seminaristi. Sono chiamati a mediare concretamente le istanze del progetto educativo, adeguandole ai tempi e alle esigenze di crescita dei loro ragazzi, verificando il raggiungimento degli obiettivi educativi prefissati.

    (Dal Nostro Progetto Educativo, nn. 97, 98)

    RETTORE:
    Don Michele Autuoro

    EDUCATORI:

    Comunità del Seminario Minore:
    Don Michele Scognamiglio

    Comunità Propedeutica:
    Don Michele Scognamiglio

    Comunità del Seminario Maggiore:

    Primo Anno:
    Don Daniele Piccolo

    Secondo e Terzo Anno:
    Don Lorenzo Fedele

    Quarto e Quinto Anno:
    Don Agostino Sciccone

    Sesto Anno:
    Don Michele Autuoro

    Il Rettore

    Mons. Salvatore Angerami è nato a Napoli il 26.11.1956.
    Prima di essere ordinato sacerdote il 22.6.1997, ha svolto la professione di ingegnere.
    E’ stato animatore, confessore e padre spirituale nel Seminario Maggiore.
    E’ stato anche collaboratore parrocchiale nella Chiesa B.V. di Lourdes e S. Bernadetta a Ponticelli. Parroco della Chiesa San Gennaro al Vomero e Decano dei Parroci, ha fatto parte del Consiglio diocesano per gli Affari Economici e della Commissione Arte Sacra.

    E’ stato Delegato arcivescovile per l’Edilizia di Culto. Attualmente è anche Rettore del Seminario Maggiore.

    Il Cardinale

    Il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli (Italia), è nato a Carinaro (Caserta, Italia), il 2 giugno 1943. Dopo gli studi medi e ginnasiali compiuti al Seminario di Aversa, ha frequentato i corsi di filosofia presso il Pontificio Seminario Regionale di Salerno e quelli di teologia presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore.

    È stato ordinato sacerdote il 12 marzo 1967 e incardinato nell’antica e gloriosa diocesi di Aversa.

    Ha conseguito la laurea in teologia e la licenza in diritto canonico presso la Pontificia Università Lateranense e la laurea in filosofia presso l’Università «La Sapienza» di Roma.

    Assistente di teologia sacramentaria presso la Pontificia Università Lateranense e, successivamente, Incaricato di teologia dogmatica presso la Pontifica Università Urbaniana, è autore di alcune pubblicazioni a carattere teologico. Tra queste: «La dimensione trinitaria del carattere sacramentale», edito dalla Pontificia Università Lateranense; e: «Persona e storia. Per una teologia della persona», pubblicato dalle Edizioni Paoline.

    Terminati i corsi presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica, nel 1972 è entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede ed è stato destinato alla Rappresentanza Pontificia in Brasile. Qui, sotto la guida dei Nunzi Apostolici Mozzoni e Rocco, ha lavorato non solo al servizio della Chiesa, ma anche al servizio degli ultimi. La baraccopoli di «Guara dois» – che dista una ventina di chilometri da Brasilia – era la sua meta preferita. Qui, ai poveri, ha portato, assieme all’annuncio del Vangelo, anche medicine e latte.

    Dal 1972 al 1975 in Brasile; poi in Segreteria di Stato – chiamato dal Sostituto, Arcivescovo Giovanni Benelli – dove ha lavorato prima nella sezione internazionale, seguendo in particolare gli Organismi internazionali, come l’Unesco con sede a Parigi e, poi, nell’Ufficio «Informazione e Documentazione».

    È stato nominato Assessore per gli Affari Generali della Segreteria di Stato nel 1987.

    Il 2 aprile 1992 è stato nominato Arcivescovo titolare di Grado e Segretario della Congregazione per il Clero. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale da Giovanni Paolo II il 26 aprile 1992. Ha promosso, tra l’altro, gli Incontri Internazionali dei presbiteri di tutto il mondo in preparazione al Grande Giubileo del 2000 a Fátima e a Yamossoukro. In qualità di Segretario della Congregazione per il Clero, ha organizzato e promosso tutte le celebrazioni per i trent’anni della «Presbyterorum Ordinis» e per il cinquantesimo di sacerdozio di Giovanni Paolo II.

    Il 3 novembre 1997 è stato nominato Segretario Generale del Comitato e del Consiglio di Presidenza del Grande Giubileo dell’Anno 2000. Ha dunque seguito in prima persona l’itinerario di preparazione all’Anno Santo e poi l’organizzazione di questo grande Evento.

    È stato anche Presidente della Peregrinatio ad Petri Sedem dal novembre 1997 al luglio 2001.

    Il 9 aprile 2001 Giovanni Paolo II lo ha nominato Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e Gran Cancelliere della Pontificia Università Urbaniana.

    Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di Dio Padre Misericordioso, Diaconia elevata pro hac vice a Titolo presbiterale.

    Il 20 maggio 2006 Papa Benedetto XVI lo ha nominato Arcivescovo Metropolita di Napoli.

    È membro: della Congregazioni:

    • per il Clero;
    • per la Dottrina della Fede;
    • dei Pontifici Consigli: per la Promozione dell’Unità dei Cristiani; per i Testi Legislativi.