Relazione di inizio anno formativo 2018-2019

Rivolgo di cuore un caro saluto a tutti e auguro all’intera comunità, e personalmente a ciascuno di voi, un cammino bello e proficuo per questo nuovo anno formativo.

Viviamo con intensità il tempo che ci è dato, lasciandoci investire da quella speciale grazia che accompagna ogni inizio e che spinge a puntare in alto, alimentando il desiderio e l’impegno per un’autentica sequela del Signore.

Ci incoraggi la certezza che Egli continuerà a guidarci, aiutandoci a crescere per essere pastori secondo il Suo cuore e secondo le esigenze di una Chiesa che sappia essere “Chiesa in uscita”.

È quanto Papa Francesco insistentemente e con passione ci invita a fare; passione ed insistenza condivise dal Cardinale Arcivescovo e dai Pastori delle nostre Chiese.

Il Cardinale Sepe, infatti, ancora una volta, nella lettera per il nuovo anno pastorale, invita a “riscoprire la dimensione evangelizzatrice anzitutto nell’ordinarietà dell’agire pastorale: nell’annuncio quotidiano del Vangelo, nei gesti sacramentali, nella spiritualità, nella operosità caritativa”.

Il prete si forma, diceva Papa Francesco nell’ottobre dello scorso anno, parlando ai partecipanti al Convegno Internazionale sulla Ratio Fundamentalis promosso dalla Congregazione per il Clero, “fuggendo sia da una spiritualità senza carne, sia,viceversa, da un impegno mondano senza Dio”.

In quel discorso papa Francesco affermava come la formazione sacerdotale dipenda in primo luogo dall’azione di Dio e non dalle nostre attività e precisava come l’opera formativa richieda il coraggio di lasciarsi plasmare dal Signore, perché trasformi il nostro cuore e la nostra vita.

Poi, lo ricorderete, perché in qualche occasione lo scorso anno l’abbiamo ripresa, il Santo Padre evocava la suggestiva immagine biblica dell’argilla nelle mani del vasaio (cf Ger 18,1-10) e all’episodio in cui il Signore dice al profeta Geremia: «Alzati e scendi nella bottega del vasaio» (v.2).

«Il profeta va e, osservando il vasaio che lavora l’argilla, comprende il mistero dell’amore misericordioso di Dio, che, come un vasaio paziente, si prende cura della sua creatura, mette sul tornio l’argilla, la modella, la plasma e, così le dà una forma. Se si accorge che il vaso non è venuto bene, allora il Dio della misericordia getta nuovamente l’argilla nella massa e, con tenerezza di Padre, riprende di nuovo a plasmarla».

«È Dio l’artigiano paziente e misericordioso della nostra formazione sacerdotale».

Ecco perché nei giorni della programmazione noi educatori, confortati anche dai padri spirituali, abbiamo scelto un motto annuale che richiamasse costantemente il primato di Dio nella vita del credente; un motto che ricalca l’invito che lo stesso Papa Francesco formula nella Gaudete et exsultate al n.15:

“Lascia che tutto sia aperto a Dio…

Scegli Dio sempre di nuovo”.

Vogliamo, dunque, come singoli e come comunità accogliere l’invito alla santità che il Papa fa a tutti noi nell’oggi della nostra vita, nella consapevolezza di quanto sia vero ciò che affermava lo scrittore francese León Bloy che nella vita «non c’è che una tristezza, […] quella di non essere santi».

D’altra parte l’anno formativo si apre nella splendida luce di una costellazione di santità, a cominciare da San Gennaro, patrono di Napoli e della regione ecclesiastica campana, di cui ieri abbiamo celebrato la festa, Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, alla cui lampada offriranno l’olio quest’anno le diocesi della Campania, il 3 e 4 ottobre prossimi,

per culminare nella canonizzazione in Piazza San Pietro, il 14 ottobre, nel corso del Sinodo dedicato ai giovani, di ben sette santi, evento a cui parteciperemo come comunità del Seminario.

Alcuni nomi di questi fratelli e sorelle nella fede, che verranno canonizzati e che ci spingono ad un cammino di santità, ci sono ben noti, altri forse meno:

Paolo VI, il Papa che ha guidato il Concilio Vaticano II, primavera dello Spirito per la Chiesa di Cristo, un “instancabile apostolo” a cui tutta la Chiesa, come ha affermato Papa Francesco, deve dire grazie;

l’arcivescovo Oscar Romero, ucciso dagli “squadroni della morte” il 24 marzo del 1980, il sacerdote Francesco Spinelli, la cui vita è stata spesa amando e facendo amare Gesù nell’Eucaristia, le suore Maria Caterina Kasper (tedesca) e Nàzaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù (spagnola) e poi due santi delle nostre terre, cui siamo particolarmente legati:

Vincenzo Romano, il parroco santo di Torre del Greco, che come era facilmente prevedibile abbiamo scelto quale testimone dell’anno, e il giovane operaio Nunzio Sulprizio, le cui spoglie venereremo domattina nella Chiesa di San Domenico Soriano a Piazza Dante, dove ci faremo pellegrini perché il giovane operaio abruzzese, morto a Napoli il 5 maggio del 1836, accenda in noi tutti e custodisca, con il suo esempio e la sua preghiera, il desiderio della santità.

Il protagonista della nostra formazione sacerdotale – richiamavamo poc’anzi – è Dio, come è Dio a fondamento e all’opera in ogni cammino di santificazione.

Consolano le parole che il Santo Padre rivolge a ciascuno di noi al numero 24 della Gaudete et exsultate:

«Voglia il cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita. Lasciati trasformare, lasciati rinnovare dallo Spirito, affinché ciò sia possibile, e così la tua missione non andrà perduta. Il Signore la porterà a compimento anche in mezzo ai tuoi errori e ai tuoi momenti negativi, purché tu non abbandoni la via dell’amore e rimanga sempre aperto alla sua azione soprannaturale che purifica e illumina».

Cari amici, devo confessarvi che mi ha sempre particolarmente colpito quel passo della Optatam Totius in cui si invitano gli educatori dei seminari, nei confronti dei giovani in formazione, a insegnare loro a cercare Cristo.

“Si insegni loro a cercare Cristo” (OT 8).

Cercare Cristo!

Cercare Cristo nella consapevolezza che è possibile cercarlo perché è innanzitutto Lui che ci cerca e che solo questo rende possibile l’incontro e lo rende salvifico o –

se vogliamo – cercarLo sperimentando la grazia di come la nostra ricerca di Lui scaturisca dall’averLo in fondo già trovato.

È quanto afferma Blaise Pascal nei suoi Pensieri (n.553), quando pone sulle labbra di Gesù queste parole: «Consolati, tu non mi cercheresti, se non mi avessi già trovato».

L’uomo, essere che cerca Dio, se lo cerca con sincerità, lo ha già trovato!

Diverse le immagini evangeliche che potremmo scegliere come icone della ricerca di Cristo: pensiamo al giovane ricco, al capo dei pubblicani di Gerico, Zaccheo, alla Maddalena che si reca nel giardino della sepoltura e della risurrezione al mattino di Pasqua, per citarne solo qualcuna.

Una che potremmo scegliere, quale icona di inizio anno, è quella di Nicodemo (Gv 3,1-19) che di notte va da Gesù.

Scopo ultimo del racconto di Giovanni è suscitare la fede, una fede capace di introdurci nella vita piena, quella che egli chiama la vita eterna, che nella sua prospettiva teologica non è soltanto la vita che ci attende dopo la morte, ma una qualità diversa di vita, che possiamo gustare sin d’ora, nell’oggi, nel nome del Signore, cioè in comunione con Dio Trinità.

È a questa vita che dobbiamo rinascere, come Gesù annuncia proprio a Nicodemo.

Il cammino che fa Nicodemo dalle tenebre alla Luce di Cristo è un cammino necessario a tutti, un cammino in cui il primo passo, decisivo, consiste nella disponibilità ad esporre la propria vita all’incontro con Gesù:

saranno poi la sua parola, i suoi gesti, il mistero nascosto nella sua persona, l’attrazione del Padre nello Spirito, a farci progredire nei passi successivi, a compiere quel cammino di santificazione nel quale vogliamo impegnarci, a cominciare dalle piccole cose, dai particolari, dalla trama del nostro vissuto relazionale.

A ragione l’Instrumentum Laboris per il prossimo Sinodo “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, in un paragrafo dedicato ai Seminari e alle case di formazione (il 211), mette in guardia dal narcisismo, che tende a rinchiudere la persona sulle proprie esigenze, e dalla tendenza a comprendere la vocazione nell’ottica esclusiva dell’autorealizzazione.

«Entrambi – prosegue l’Instrumentum – hanno una radice comune in una concentrazione potenzialmente patologica su di sé.

Due pericoli che anche i cammini di formazione corrono sono l’individualismo centrato sul soggetto autonomo, che esclude il riconoscimento, la gratitudine e la collaborazione all’azione di Dio; l’intimismo, che chiude la persona nel mondo virtuale e in una falsa interiorità, dove viene esclusa la necessità di avere a che fare con gli altri e con la comunità».

Il documento, poi, conclude il paragrafo citato affermando come l’organizzazione di tempi, spazi e attività dovrebbero rendere possibile una vera esperienza di vita comune fraterna.

L’attenzione a cui siamo invitati certamente non è nuova!

Pensiamo, infatti, a quanto scriveva in proposito la Pastores dabo vobis di San Giovanni Paolo II sulla vocazione specifica alla santità nei numeri 19 e 20, che vi invito a leggere e a meditare, paragrafi che aprono la sezione di quell’esortazione dedicata alla vita spirituale del sacerdote, e come in quel documento si insista, nell’ambito della formazione umana, sulla capacità di relazione con gli altri, «elemento veramente essenziale per chi è chiamato a essere responsabile di una comunità e “uomo di comunione”» (cf PDV 43).

Ci illumina quanto papa Francesco ci dice circa la necessità di porre attenzione alle piccole cose, ai particolari:

«Ricordiamo come Gesù invitava i suoi discepoli a fare attenzione ai particolari.

Il piccolo particolare che si stava esaurendo il vino di una festa.

Il piccolo particolare che mancava una pecora.

Il piccolo particolare della vedova che offrì le sue due monetine.

Il piccolo particolare di avere olio di riserva per le lampade se lo sposo ritarda.

Il piccolo particolare di chiedere ai discepoli di vedere quanti pani avevano.

Il piccolo particolare di avere un fuocherello pronto e del pesce sulla griglia mentre aspettava i discepoli all’alba.

La comunità che custodisce i piccoli particolari dell’amore, dove i membri si prendono cura gli uni degli altri e costituiscono uno spazio aperto ed evangelizzatore, è luogo della presenza del Risorto che la va santificando secondo il progetto del Padre» (GE 144, 145).

È nell’oggi e nelle piccole cose che “si gioca” il cammino verso la santità!

Alla luce di quanto detto ci proporremo allora di prenderci maggiormente cura gli uni degli altri, curando le relazioni personali con una specifica attenzione ai particolari, cercando di crescere nella fraternità e nell’amicizia, intensificando i momenti di condivisione nella preghiera, riprendendo l’invito alla correzione fraterna, prestando maggiore attenzione alla vita dei singoli gruppi, promuovendo momenti di confronto e di scambio circa le attività pastorali, incoraggiando quelle iniziative che consentano di riflettere e di lavorare insieme.

La cura dei particolari implica ad esempio anche un rinnovato impegno a custodire il silenzio nei tempi di riposo e di studio e quelli di preparazione o immediatamente successivi ai momenti di preghiera; come significa anche una accresciuta sensibilità nella cura dell’igiene e del decoro degli ambienti, una maggiore attenzione alla differenziazione dei rifiuti e così via.

Saremmo ben lieti di valutare eventuali vostre proposte su questi punti, che ho richiamato a mo’ di esempio, o su altri che dovessero venirvi in mente,

nell’ottica irrinunciabile di salvaguardare però la giusta armonia tra vita di comunità e vita di gruppo.

Il primato di Dio lo vivremo innanzitutto curando con amore la preghiera personale e comunitaria.

Punti cardini, oltre agli esercizi spirituali che i primi due bienni vivranno la settimana prossima, e quelli di preparazione all’ordinazione diaconale per gli amici del sesto anno, saranno i tre ritiri spirituali dei tempi forti di Avvento, Quaresima e Pasqua (rispettivamente il 5 dicembre, con Mons. Di Donna, il 21 marzo, con Mons. Giudice, il 6 maggio, con Mons. Miniero), i ritiri mensili nei quali ci soffermeremo su tre beatitudini, che ben richiamano i consigli evangelici della povertà, dell’obbedienza e della castità: “Beati i poveri”, “Beati i miti”, “Beati i puri”, le liturgie penitenziali, i pellegrinaggi, le lectio (per gruppi o per bienni) sul tema della ricerca di Dio.

La presentazione del testimone dell’anno, dopo le belle esperienze degli ultimi anni, verrà affidata alla commissione culturale e l’abbiamo prevista per il 21 novembre. Vivremo poi, nei primi vespri della festa del Santo, mercoledì 28 novembre, un pellegrinaggio dell’intera comunità alla Basilica Santuario di Santa Croce.

Al cuore del cammino formativo porremo la quinta opera di misericordia corporale “Visitare gli infermi”.

Monsignor Acampa il 6 dicembre, alla luce della lettera pastorale del Cardinale Arcivescovo, che verrà a presentarci, condividerà la sua lunga e bella esperienza di parroco circa la cura degli infermi.

Dedicheremo il laboratorio di pastorale, previsto, per il 14 e 15 febbraio alla cura delle infermità (del corpo, dello spirito e della fede) in un itinerario che stiamo precisando.

La Via Crucis del 12 aprile, nella Settimana di Passione, che tradizionalmente ci vede pregare con gli amici del Centro Volontari della Sofferenza, vorremmo quest’anno prepararla, per tempo, insieme con loro.

In Quaresima faremo visita anche quest’anno al Monastero di Santa Teresa e San Giuseppe ai Ponti Rossi, dalle Carmelitane Scalze della Beata Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso, per condividere con le claustrali un momento di preghiera e di testimonianza.

La Via Lucis, che percorreremo il 23 maggio, ci consentirà attraverso la metafora del cammino di esprimere la vera pedagogia della fede che permette di giungere alla luce dopo essere passati per la croce.

È nostra intenzione vivere un momento formativo comunitario sulla regola di vita come via per la santificazione, oggi e nel ministero presbiterale, domani,

e alla luce delle conclusioni del Sinodo sui giovani prevediamo un incontro di approfondimento e di confronto, verso la fine dell’anno di formazione, in data da stabilirsi, anche in vista di una eventuale esortazione post-sinodale di Papa Francesco.

Per la Diocesi di Napoli, dopo l’arricchente esperienza dello scorso anno, che ha suscitato buone risonanze soprattutto in quelle comunità che raramente sono state visitate da un seminarista, avremo due Giornate del Seminario:

l’11 novembre (per i decanati dall’VIII al XIII) e il 24 febbraio ( per i decanati dal I al VII).

La Veglia Vocazionale al Tempio di Capodimonte, nel giovedì che precede la IV domenica di Pasqua, cadrà il 9 maggio.

Le Domeniche Vocazionali, promosse da nostro Seminario saranno: il 25 novembre, il 16 dicembre, il 13 gennaio, il 17 febbraio, il 17 marzo, il 7 aprile e il 12 maggio.

Il 18 maggio si terrà il Congresso dei ministranti.

L’esortazione apostolica Amoris laetitia, al n.203, ripreso anche dalla Ratio al n.148, ricorda come i vincoli familiari siano fondamentali per fortificare la sana autostima dei seminaristi e come sia importante che le famiglie accompagnino tutto il processo del seminario e del sacerdozio, poiché aiutano a fortificarlo in modo realistico. D’altra parte, il percorso formativo deve educare, sin dall’inizio, a quella libertà interiore che permetta la giusta autonomia nell’esercizio del ministero e un sano distacco da eventuali aspettative da parte della famiglia.

È in quest’ottica che vogliono situarsi, accanto ad una conoscenza e ad un accompagnamento personale, quelle iniziative che proporremo anche quest’anno di un ritiro spirituale con i vostri genitori (domenica 18 novembre), un’adorazione eucaristica con loro (domenica 7 aprile) e quel tradizionale momento di convivialità che è la festa della famiglia (domenica 19 maggio), festa della nostra comunità.

Come ben sapete, don Francesco Cerqua, mio carissimo e prezioso collaboratore come Vice Rettore per quattro anni, ha lasciato il Seminario per assumere il ministero di Parroco della Comunità di San Giovanni Paolo II a Villaricca.

Avremo modo di ringraziarlo per la passione e l’esperienza educativa che ci ha donato in questi anni e di salutarlo in occasione della celebrazione eucaristica che presiederà il 25 ottobre qui in Seminario esprimendogli tutto il nostro affetto.

Accompagniamolo sin d’ora con la nostra preghiera per il suo ministero di pastore e auguriamogli di inaugurare quanto prima il tempio che quella Comunità parrocchiale da tempo attende.

C’è chi parte e c’è chi arriva!

Viene ad arricchire l’équipe educativa del nostro Seminario, e l’accogliamo con gioia, don Agostino Sciccone, che guiderà in particolare i giovani del primo anno. A lui auguriamo un ministero di educatore fecondo di frutti spirituali per la sua vita sacerdotale e per i giovani a lui affidati, giovani che già conoscete e che vogliamo comunque presentare ufficialmente al loro ingresso al Maggiore e che affideremo a Gesù il Bel Pastore nel corso della Santa Messa.

Salvatore Capriglione

Antonio Cirillo

Alfonso Dello Iacono

Mario Felicella

Giovanni La Sala

Giuseppe Marsei

Claudio Mennella

Antonio Mignano

Delio Montieri

Luigi Porcelli

Luca Riccio

Antonio Sades

Claudio Scisciola

Fa il suo ingresso in Seminario anche Mateusz, che nell’ottica di un cammino attento alle singole persone, viene inserito nel secondo gruppo di formazione.

Un saluto cordialissimo agli amici del Seminario Minore, che continueranno ad essere guidati da don Giuseppe Nurcato:

Raffaele De Vita

Salvatore Fittipaldi

Salvatore Romano

Salvatore Solla

Mario Spinola

L’altro ieri si è concluso il campo vocazionale dei nuovi propedeutici. Portiamo nella preghiera questi giovani e quanti sono in cammino per un discernimento iniziale della chiamata del Signore.

A collaborare con don Giuseppe per la comunità propedeutica sarà l’ormai prossimo diacono Michele Scognamiglio. A lui l’augurio di un buon ministero.

Consentitemi di “riaccogliere”, dopo l’esperienza missionaria in Uganda nei mesi di luglio ed agosto, il carissimo don Michele Pezzella, un’esperienza che certamente ha arricchito la sua vita sacerdotale e che darà frutto anche a tutti noi. Gli ho chiesto appena possibile di organizzare un incontro con tutta la Comunità sulla sua esperienza di missione, come su quella vissuta in Madagascar da Fabio Senatore.

Intanto, don Michele ha “guadagnato” sul campo, per così dire, l’assistenza della Commissione Missionaria.

Sono poi in grado di annunciarvi alcune date particolarmente attese:

  1. Quella del conferimento del ministero del lettorato, lunedì 19 novembre (Mons. Acampa)
  2. Il conferimento dell’accolitato, lunedì 26 novembre (Mons. Lemmo)
  3. Ammissione tra i candidati al Sacro Ordine, domenica 2 dicembre (Padre Rettore).

Prima di procedere alla lettura della composizione delle diverse commissioni e  dei responsabili dei servizi che animano la vita della comunità, un grazie di cuore a tutti gli “uscenti” per il servizio prestato e in particolare ai cerimonieri “emeriti”: Michele Scognamiglio ed Enzo Piccinelli.

I nuovi li conoscete dalla conclusione della vita di comunità dello scorso anno e da tempo sono al lavoro per la Comunità: Riccardo Sansone ed Emanuele Chianese.

Concludiamo, richiamando quanto Papa Francesco osservava a quel Convegno tenuto sulla Ratio, cui ho fatto riferimento all’inizio della relazione.

Ciascuno di noi è chiamato a collaborare con il Vasaio divino.

«Non siamo solo argilla, ma anche aiutanti del Vasaio», diceva Papa Francesco e proseguendo affermava che il primo e principale responsabile della formazione siamo noi stessi.

«Noi permettiamo a Dio e assumiamo “gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5), solo quando non ci chiudiamo nella pretesa di essere un’opera già compiuta e ci lasciamo condurre dal Signore diventando ogni giorno sempre più suoi discepoli».

Lasciamo, dunque, che tutto nella nostra vita sia davvero aperto a Dio e scegliamo Dio sempre di nuovo! Buon cammino di santità! Buon anno!

                                                                                                                  Il Padre Rettore

Percorso Propedeutico

Gli obiettivi della comunità propedeutica sono:

  • aiutare i giovani orientati al seminario a immergersi profondamente nel mistero di Cristo e ad assimilare gli elementi essenziali della vita spirituale;
  • attivare un iniziale discernimento vocazionale, che verifichi la rettitudine delle intenzioni, la fondatezza delle motivazioni e la consistenza della personalità;
  • consolidare le condizioni di maturità umana necessarie per abbracciare consapevolmente una formazione di spiccata impronta oblativa, capace di autotrascendenza e di relazioni umane costruttive;
  • presentare in modo esauriente la figura del presbitero, secondo l’attuale sensibilità ecclesiale;
  • completare la conoscenza dei principali dati della fede e della vita della Chiesa;
  • acquisire la base culturale sufficiente per affrontare lo studio teologico.

    RETTORE:
    Sua Ecc. Mons. Salvatore Angerami 

    ANIMATORE:
    Don Giuseppe Nurcato

    PADRI SPIRITUALI:
    Don Dario Ferrara
    Padre Domenico Marafioti s.j.

    I Padri spirituali

    I padri spirituali sono riferimenti indispensabili per la crescita vocazionale dei seminaristi, i quali devono avvalersi del loro prezioso apporto per decidersi e orientarsi sempre nella verità e nella dedizione sincera alla causa del Regno di Dio. La direzione spirituale è da considerarsi un punto chiave nella formazione. Ecco perché per il delicato compito che sono chiamati a svolgere, devono essere sacerdoti maturi, prudenti, sapienti, e devono disporre di solide basi di cultura teologica, spirituale e pedagogica. 

    (Dal nostro Progetto Educativo, n. 93)


    I PADRI SPIRITUALI

    Comunità Propedeutica:
    Padre Domenico Marafioti s.j.
    Don Dario Ferrara

    Comunità del Seminario Minore:
    Don Carmine Nappo

    Comunità del Seminario Maggiore:
    S.Ecc.za Mons. Armando Dini
    Don Raffaele Ponticelli
    Padre Domenico Lombardo o.c.
    Padre Domenico Marafioti s.j.

    Confessori:
    Padre Giuseppe Fiorentino cm
    Padre Pasquale Iascone Opus Dei

    Equipe Formativa

    Il rettore è scelto dal Vescovo per guidare la vita della comunità del seminario, in sintonia costante con il cammino della Chiesa diocesana e le indicazioni del Magistero universale. Egli è il legale rappresentante, ma soprattutto il padre della comunità e, come tale, accompagna il cammino dei candidati attraverso colloqui individuali, incontri formativi nei gruppi e la pianificazione degli itinerari. Deve saper accogliere i giovani con familiarità, ma anche presentare con franchezza le esigenze della formazione, chiedendo agli stessi un impegno onesto che non riduca l’ideale e non tema un confronto leale.

    Gli animatori assistono il rettore nella cura di aspetti determinanti per la vita del seminario. Hanno la responsabilità di guidare i singoli bienni, vivendo più a stretto contatto con i seminaristi. Sono chiamati a mediare concretamente le istanze del progetto educativo, adeguandole ai tempi e alle esigenze di crescita dei loro ragazzi, verificando il raggiungimento degli obiettivi educativi prefissati.

    (Dal Nostro Progetto Educativo, nn. 97, 98)

    RETTORE:
    Sua Ecc.za Mons. Salvatore Angerami

    EDUCATORI:

    Comunità del Seminario Minore:
    Don Giuseppe Nurcato

    Comunità Propedeutica:
    Don Giuseppe Nurcato

    Comunità del Seminario Maggiore:

    Primo Anno:
    Don Agostino Sciccone

    Secondo e Terzo Anno:
    Don Francesco Rinaldi

    Quarto e Quinto Anno:
    Don Davide Trapani

    Sesto Anno:
    Don Michele Pezzella

    Il Rettore

    Mons. Salvatore Angerami è nato a Napoli il 26.11.1956.
    Prima di essere ordinato sacerdote il 22.6.1997, ha svolto la professione di ingegnere.
    E’ stato animatore, confessore e padre spirituale nel Seminario Maggiore.
    E’ stato anche collaboratore parrocchiale nella Chiesa B.V. di Lourdes e S. Bernadetta a Ponticelli. Parroco della Chiesa San Gennaro al Vomero e Decano dei Parroci, ha fatto parte del Consiglio diocesano per gli Affari Economici e della Commissione Arte Sacra.

    E’ stato Delegato arcivescovile per l’Edilizia di Culto. Attualmente è anche Rettore del Seminario Maggiore.

    Il Cardinale

    Il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli (Italia), è nato a Carinaro (Caserta, Italia), il 2 giugno 1943. Dopo gli studi medi e ginnasiali compiuti al Seminario di Aversa, ha frequentato i corsi di filosofia presso il Pontificio Seminario Regionale di Salerno e quelli di teologia presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore.

    È stato ordinato sacerdote il 12 marzo 1967 e incardinato nell’antica e gloriosa diocesi di Aversa.

    Ha conseguito la laurea in teologia e la licenza in diritto canonico presso la Pontificia Università Lateranense e la laurea in filosofia presso l’Università «La Sapienza» di Roma.

    Assistente di teologia sacramentaria presso la Pontificia Università Lateranense e, successivamente, Incaricato di teologia dogmatica presso la Pontifica Università Urbaniana, è autore di alcune pubblicazioni a carattere teologico. Tra queste: «La dimensione trinitaria del carattere sacramentale», edito dalla Pontificia Università Lateranense; e: «Persona e storia. Per una teologia della persona», pubblicato dalle Edizioni Paoline.

    Terminati i corsi presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica, nel 1972 è entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede ed è stato destinato alla Rappresentanza Pontificia in Brasile. Qui, sotto la guida dei Nunzi Apostolici Mozzoni e Rocco, ha lavorato non solo al servizio della Chiesa, ma anche al servizio degli ultimi. La baraccopoli di «Guara dois» – che dista una ventina di chilometri da Brasilia – era la sua meta preferita. Qui, ai poveri, ha portato, assieme all’annuncio del Vangelo, anche medicine e latte.

    Dal 1972 al 1975 in Brasile; poi in Segreteria di Stato – chiamato dal Sostituto, Arcivescovo Giovanni Benelli – dove ha lavorato prima nella sezione internazionale, seguendo in particolare gli Organismi internazionali, come l’Unesco con sede a Parigi e, poi, nell’Ufficio «Informazione e Documentazione».

    È stato nominato Assessore per gli Affari Generali della Segreteria di Stato nel 1987.

    Il 2 aprile 1992 è stato nominato Arcivescovo titolare di Grado e Segretario della Congregazione per il Clero. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale da Giovanni Paolo II il 26 aprile 1992. Ha promosso, tra l’altro, gli Incontri Internazionali dei presbiteri di tutto il mondo in preparazione al Grande Giubileo del 2000 a Fátima e a Yamossoukro. In qualità di Segretario della Congregazione per il Clero, ha organizzato e promosso tutte le celebrazioni per i trent’anni della «Presbyterorum Ordinis» e per il cinquantesimo di sacerdozio di Giovanni Paolo II.

    Il 3 novembre 1997 è stato nominato Segretario Generale del Comitato e del Consiglio di Presidenza del Grande Giubileo dell’Anno 2000. Ha dunque seguito in prima persona l’itinerario di preparazione all’Anno Santo e poi l’organizzazione di questo grande Evento.

    È stato anche Presidente della Peregrinatio ad Petri Sedem dal novembre 1997 al luglio 2001.

    Il 9 aprile 2001 Giovanni Paolo II lo ha nominato Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e Gran Cancelliere della Pontificia Università Urbaniana.

    Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di Dio Padre Misericordioso, Diaconia elevata pro hac vice a Titolo presbiterale.

    Il 20 maggio 2006 Papa Benedetto XVI lo ha nominato Arcivescovo Metropolita di Napoli.

    È membro: della Congregazioni:

    • per il Clero;
    • per la Dottrina della Fede;
    • dei Pontifici Consigli: per la Promozione dell’Unità dei Cristiani; per i Testi Legislativi.

    San Vincenzo Romano: il testimone dell’anno

    Volesse Iddio che si osservassero le regole del Seminario, perché quelle sole basterebbero a fare un santo” andava ripetendo ai compagni di camerata il giovane seminarista Vincenzo. E, a ben guardare tutta la sua vita, possiamo tranquillamente affermare che effettivamente bastarono.

    Domenico Vincenzo Michele Romano nasce a Torre del Greco, in provincia di Napoli, il 3 giugno 1751 e fu battezzato al fonte dell’antica chiesa parrocchiale di Santa Croce il giorno seguente e pur chiamandosi Domenico – così come annotato nei registri –, per un’antica devozione familiare a San Vincenzo Ferreri si propese per il secondo nome: Vincenzo.

    La famiglia, composta da 8 membri complessivi, era guidata dalla madre Grazia Maria per tutto ciò che riguardasse l’economia domestica, mentre il padre Nicola era dedito alla coltivazione in proprio di un pezzo di terra in campagna. Da suo padre don Vincenzo prenderà la serietà e la laboriosità anche nelle piccole cose; dalla madre, invece una dolcezza profonda ma piena di riserbo, e queste sue qualità le si troveranno intrecciate lungo tutta la sua vita sacerdotale.

    Sei anni dopo l’ingresso di Pietro, primogenito della famiglia Romano, nella Congregazione dei Padri Dottrinari, anche Vincenzo manifestò il desiderio di diventare sacerdote di Cristo al servizio dei fratelli.

    Nonostante alcune difficoltà dovute alla situazione dell’epoca provenienti dall’allora Cardinale di Napoli Antonino Sersale – causa il numero elevato dei seminaristi torresi –nell’anno scolastico 1765-1766 Vincenzo riuscì ad entrare in seminario.

    In seminario si guadagnò due soprannomi che ne descrivono sufficientemente l’indole già manifesta: “pecora stizzita” per la sua dolcezza insieme a un grande zelo per le cose del Signore; “scialone” invece per la fame che aveva di Gesù Eucaristia che lo portava a comunicarsi ogni giorno, cosa non comune all’epoca. Don Vincenzo possedeva la diligenza di un capitano e la coscienziosa bravura di un pilota che si avventura per mare. Chi lo incrociava era certo che sarebbe stato da lui sinceramente amato e da lui sollecitamente aiutato.

    Il 10 giugno 1775 nella Basilica di Santa Restituta a Napoli, Vincenzo Romano fu consacrato sacerdote e, con rimpianto dei compagni e dei suoi superiori, si apprestava a lasciare il seminario per fare ritorno in famiglia, a Torre del Greco. Proprio nella parrocchia dove ricevette il battesimo, celebrò anche la prima Santa Messa assistito dal parroco don Gennaro Falanga. Una prima Santa Messa celebrata – come riportato dai presenti – con grande solennità, ma senza protagonismi e con una grandissima intensità, tanto da rimanere impressa a molti fedeli.

    Nel suo ministero don Vincenzo si distinse per essere un celebre faticatore, un operaio instancabile e zelante. Aprì gratuitamente una scuola con varie classi, destinata sia ai laici che ai chierici e tale scuola divenne ben presto un semenzaio di ottimi sacerdoti e irreprensibili cittadini. Studio e pietà furono i pilastri del suo sistema educativo.

    Nonostante ciò, da faticatore qual era, si dedicava tutto alla salvezza delle anime, facendosi soprattutto dispensatore della Parola.

    Praticamente era occupato tutto il giorno nell’apostolato sacerdotale.

    Don Vincenzo, infatti predicava regolarmente ai sacerdoti confratelli, teneva loro periodiche istruzioni, dormiva poche ore e spesso sulla nuda terra trascorrendo molte ore in preghiera. Spesso, sempre di notte, si dedicava all’assistenza dei moribondi, opera che tra tutte gli era più gradita.

    In sintesi, trascorreva le sue giornate tra l’altare di Dio e il cuore del prossimo.

    Ma ciò che oggi ci sorprende è il fatto che don Vincenzo si fece iniziatore di una pratica apostolica nuova per Torre del Greco, ma nota alla Chiesa napoletana da lungo tempo: la “sciabica”.

    Questo termine dialettale indica una particolare specie di rete da pesca a strascico.

    In termini semplici, il parroco santo era solito fermarsi nei crocicchi principali del paese e chiamava i popolani intorno al suo crocefisso per esortarli con una piccola predica alla penitenza e alla preghiera. Parola e conversione erano un tutt’uno per lui.

    Dopo solo 5 anni dalla temibile eruzione del Vesuvio che distrusse la città di Torre del Greco e quindi nel pieno della sua ricostruzione, don Vincenzo fu nominato parroco di Santa Croce, era il 1799.

    Furono 32 anni di intenso ministero fermato solo dalla sua morte avvenuta il 28 dicembre del 1831 nella sua casa di via Piscopia. Oltre a partecipare in maniera attiva alla ricostruzione della città e del suo Tempio, più bello e splendente di quello precedente, fu un parroco zelante e operoso, vicino agli ultimi e in special modo ai suoi amati marittimi. Ciò che però colpisce di più fu la sua umiltà, mai considerò il parrocato alla stregua di una onorificenza oppure come se fosse un merito ascrivibile alla sua bravura.

    Famosi sono i suoi pensieri che ispirarono tutto il suo parrocato: “Signore, niente io posso, niente io so, niente io sono, la cura è vostra, come San Pietro, io mi getto in questo mare…O Gesù, io sono l’asinello sotto di voi, voi guidatemi, voi tiratemi, voi regolatemi”.

    Tutto ciò che restava della sua vita fu una galoppata affannosa e qualcuno potrebbe pensare che le sue preoccupazioni fossero davvero eccessive, ma lui santo, voleva tutti santi.

    Lui, fiaccola sempre accesa per illuminare e ardere, diceva: “Il sacerdote è una torcia che si deve consumare per Gesù Cristo”.

    E così fu.

    Beatificato da Paolo VI il 17 novembre 1963 durante il Concilio Vaticano II, è stato canonizzato il 14 ottobre 2018 da Papa Francesco, unitamente a Paolo VI, che lo  aveva presentato come esempio per i parroci italiani.