Percorso Propedeutico

Gli obiettivi della comunità propedeutica sono:

  • aiutare i giovani orientati al seminario a immergersi profondamente nel mistero di Cristo e ad assimilare gli elementi essenziali della vita spirituale;
  • attivare un iniziale discernimento vocazionale, che verifichi la rettitudine delle intenzioni, la fondatezza delle motivazioni e la consistenza della personalità;
  • consolidare le condizioni di maturità umana necessarie per abbracciare consapevolmente una formazione di spiccata impronta oblativa, capace di autotrascendenza e di relazioni umane costruttive;
  • presentare in modo esauriente la figura del presbitero, secondo l’attuale sensibilità ecclesiale;
  • completare la conoscenza dei principali dati della fede e della vita della Chiesa;
  • acquisire la base culturale sufficiente per affrontare lo studio teologico.

    RETTORE:
    Sua Ecc. Mons. Salvatore Angerami 

    ANIMATORE:
    Don Giuseppe Nurcato

    PADRI SPIRITUALI:
    Don Dario Ferrara
    Padre Domenico Marafioti s.j.

    I Padri spirituali

    I padri spirituali sono riferimenti indispensabili per la crescita vocazionale dei seminaristi, i quali devono avvalersi del loro prezioso apporto per decidersi e orientarsi sempre nella verità e nella dedizione sincera alla causa del Regno di Dio. La direzione spirituale è da considerarsi un punto chiave nella formazione. Ecco perché per il delicato compito che sono chiamati a svolgere, devono essere sacerdoti maturi, prudenti, sapienti, e devono disporre di solide basi di cultura teologica, spirituale e pedagogica. 

    (Dal nostro Progetto Educativo, n. 93)


    I PADRI SPIRITUALI

    Comunità Propedeutica:
    Padre Domenico Marafioti s.j.
    Don Dario Ferrara

    Comunità del Seminario Minore:
    Don Carmine Nappo

    Comunità del Seminario Maggiore:
    S.Ecc.za Mons. Armando Dini
    Don Raffaele Ponticelli
    Padre Domenico Lombardo o.c.
    Padre Domenico Marafioti s.j.

    Confessori:
    Padre Giuseppe Fiorentino cm
    Padre Pasquale Iascone Opus Dei

    Equipe Formativa

    Il rettore è scelto dal Vescovo per guidare la vita della comunità del seminario, in sintonia costante con il cammino della Chiesa diocesana e le indicazioni del Magistero universale. Egli è il legale rappresentante, ma soprattutto il padre della comunità e, come tale, accompagna il cammino dei candidati attraverso colloqui individuali, incontri formativi nei gruppi e la pianificazione degli itinerari. Deve saper accogliere i giovani con familiarità, ma anche presentare con franchezza le esigenze della formazione, chiedendo agli stessi un impegno onesto che non riduca l’ideale e non tema un confronto leale.

    Gli animatori assistono il rettore nella cura di aspetti determinanti per la vita del seminario. Hanno la responsabilità di guidare i singoli bienni, vivendo più a stretto contatto con i seminaristi. Sono chiamati a mediare concretamente le istanze del progetto educativo, adeguandole ai tempi e alle esigenze di crescita dei loro ragazzi, verificando il raggiungimento degli obiettivi educativi prefissati.

    (Dal Nostro Progetto Educativo, nn. 97, 98)

    RETTORE:
    Sua Ecc.za Mons. Salvatore Angerami

    EDUCATORI:

    Comunità del Seminario Minore:
    Don Giuseppe Nurcato

    Comunità Propedeutica:
    Don Giuseppe Nurcato

    Comunità del Seminario Maggiore:

    Primo Anno:
    Don Agostino Sciccone

    Secondo e Terzo Anno:
    Don Francesco Rinaldi

    Quarto e Quinto Anno:
    Don Davide Trapani

    Sesto Anno:
    Don Michele Pezzella

    Il Rettore

    Mons. Salvatore Angerami è nato a Napoli il 26.11.1956.
    Prima di essere ordinato sacerdote il 22.6.1997, ha svolto la professione di ingegnere.
    E’ stato animatore, confessore e padre spirituale nel Seminario Maggiore.
    E’ stato anche collaboratore parrocchiale nella Chiesa B.V. di Lourdes e S. Bernadetta a Ponticelli. Parroco della Chiesa San Gennaro al Vomero e Decano dei Parroci, ha fatto parte del Consiglio diocesano per gli Affari Economici e della Commissione Arte Sacra.

    E’ stato Delegato arcivescovile per l’Edilizia di Culto. Attualmente è anche Rettore del Seminario Maggiore.

    Il Cardinale

    Il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli (Italia), è nato a Carinaro (Caserta, Italia), il 2 giugno 1943. Dopo gli studi medi e ginnasiali compiuti al Seminario di Aversa, ha frequentato i corsi di filosofia presso il Pontificio Seminario Regionale di Salerno e quelli di teologia presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore.

    È stato ordinato sacerdote il 12 marzo 1967 e incardinato nell’antica e gloriosa diocesi di Aversa.

    Ha conseguito la laurea in teologia e la licenza in diritto canonico presso la Pontificia Università Lateranense e la laurea in filosofia presso l’Università «La Sapienza» di Roma.

    Assistente di teologia sacramentaria presso la Pontificia Università Lateranense e, successivamente, Incaricato di teologia dogmatica presso la Pontifica Università Urbaniana, è autore di alcune pubblicazioni a carattere teologico. Tra queste: «La dimensione trinitaria del carattere sacramentale», edito dalla Pontificia Università Lateranense; e: «Persona e storia. Per una teologia della persona», pubblicato dalle Edizioni Paoline.

    Terminati i corsi presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica, nel 1972 è entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede ed è stato destinato alla Rappresentanza Pontificia in Brasile. Qui, sotto la guida dei Nunzi Apostolici Mozzoni e Rocco, ha lavorato non solo al servizio della Chiesa, ma anche al servizio degli ultimi. La baraccopoli di «Guara dois» – che dista una ventina di chilometri da Brasilia – era la sua meta preferita. Qui, ai poveri, ha portato, assieme all’annuncio del Vangelo, anche medicine e latte.

    Dal 1972 al 1975 in Brasile; poi in Segreteria di Stato – chiamato dal Sostituto, Arcivescovo Giovanni Benelli – dove ha lavorato prima nella sezione internazionale, seguendo in particolare gli Organismi internazionali, come l’Unesco con sede a Parigi e, poi, nell’Ufficio «Informazione e Documentazione».

    È stato nominato Assessore per gli Affari Generali della Segreteria di Stato nel 1987.

    Il 2 aprile 1992 è stato nominato Arcivescovo titolare di Grado e Segretario della Congregazione per il Clero. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale da Giovanni Paolo II il 26 aprile 1992. Ha promosso, tra l’altro, gli Incontri Internazionali dei presbiteri di tutto il mondo in preparazione al Grande Giubileo del 2000 a Fátima e a Yamossoukro. In qualità di Segretario della Congregazione per il Clero, ha organizzato e promosso tutte le celebrazioni per i trent’anni della «Presbyterorum Ordinis» e per il cinquantesimo di sacerdozio di Giovanni Paolo II.

    Il 3 novembre 1997 è stato nominato Segretario Generale del Comitato e del Consiglio di Presidenza del Grande Giubileo dell’Anno 2000. Ha dunque seguito in prima persona l’itinerario di preparazione all’Anno Santo e poi l’organizzazione di questo grande Evento.

    È stato anche Presidente della Peregrinatio ad Petri Sedem dal novembre 1997 al luglio 2001.

    Il 9 aprile 2001 Giovanni Paolo II lo ha nominato Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e Gran Cancelliere della Pontificia Università Urbaniana.

    Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di Dio Padre Misericordioso, Diaconia elevata pro hac vice a Titolo presbiterale.

    Il 20 maggio 2006 Papa Benedetto XVI lo ha nominato Arcivescovo Metropolita di Napoli.

    È membro: della Congregazioni:

    • per il Clero;
    • per la Dottrina della Fede;
    • dei Pontifici Consigli: per la Promozione dell’Unità dei Cristiani; per i Testi Legislativi.

    San Vincenzo Romano: il testimone dell’anno

    Volesse Iddio che si osservassero le regole del Seminario, perché quelle sole basterebbero a fare un santo” andava ripetendo ai compagni di camerata il giovane seminarista Vincenzo. E, a ben guardare tutta la sua vita, possiamo tranquillamente affermare che effettivamente bastarono.

    Domenico Vincenzo Michele Romano nasce a Torre del Greco, in provincia di Napoli, il 3 giugno 1751 e fu battezzato al fonte dell’antica chiesa parrocchiale di Santa Croce il giorno seguente e pur chiamandosi Domenico – così come annotato nei registri –, per un’antica devozione familiare a San Vincenzo Ferreri si propese per il secondo nome: Vincenzo.

    La famiglia, composta da 8 membri complessivi, era guidata dalla madre Grazia Maria per tutto ciò che riguardasse l’economia domestica, mentre il padre Nicola era dedito alla coltivazione in proprio di un pezzo di terra in campagna. Da suo padre don Vincenzo prenderà la serietà e la laboriosità anche nelle piccole cose; dalla madre, invece una dolcezza profonda ma piena di riserbo, e queste sue qualità le si troveranno intrecciate lungo tutta la sua vita sacerdotale.

    Sei anni dopo l’ingresso di Pietro, primogenito della famiglia Romano, nella Congregazione dei Padri Dottrinari, anche Vincenzo manifestò il desiderio di diventare sacerdote di Cristo al servizio dei fratelli.

    Nonostante alcune difficoltà dovute alla situazione dell’epoca provenienti dall’allora Cardinale di Napoli Antonino Sersale – causa il numero elevato dei seminaristi torresi –nell’anno scolastico 1765-1766 Vincenzo riuscì ad entrare in seminario.

    In seminario si guadagnò due soprannomi che ne descrivono sufficientemente l’indole già manifesta: “pecora stizzita” per la sua dolcezza insieme a un grande zelo per le cose del Signore; “scialone” invece per la fame che aveva di Gesù Eucaristia che lo portava a comunicarsi ogni giorno, cosa non comune all’epoca. Don Vincenzo possedeva la diligenza di un capitano e la coscienziosa bravura di un pilota che si avventura per mare. Chi lo incrociava era certo che sarebbe stato da lui sinceramente amato e da lui sollecitamente aiutato.

    Il 10 giugno 1775 nella Basilica di Santa Restituta a Napoli, Vincenzo Romano fu consacrato sacerdote e, con rimpianto dei compagni e dei suoi superiori, si apprestava a lasciare il seminario per fare ritorno in famiglia, a Torre del Greco. Proprio nella parrocchia dove ricevette il battesimo, celebrò anche la prima Santa Messa assistito dal parroco don Gennaro Falanga. Una prima Santa Messa celebrata – come riportato dai presenti – con grande solennità, ma senza protagonismi e con una grandissima intensità, tanto da rimanere impressa a molti fedeli.

    Nel suo ministero don Vincenzo si distinse per essere un celebre faticatore, un operaio instancabile e zelante. Aprì gratuitamente una scuola con varie classi, destinata sia ai laici che ai chierici e tale scuola divenne ben presto un semenzaio di ottimi sacerdoti e irreprensibili cittadini. Studio e pietà furono i pilastri del suo sistema educativo.

    Nonostante ciò, da faticatore qual era, si dedicava tutto alla salvezza delle anime, facendosi soprattutto dispensatore della Parola.

    Praticamente era occupato tutto il giorno nell’apostolato sacerdotale.

    Don Vincenzo, infatti predicava regolarmente ai sacerdoti confratelli, teneva loro periodiche istruzioni, dormiva poche ore e spesso sulla nuda terra trascorrendo molte ore in preghiera. Spesso, sempre di notte, si dedicava all’assistenza dei moribondi, opera che tra tutte gli era più gradita.

    In sintesi, trascorreva le sue giornate tra l’altare di Dio e il cuore del prossimo.

    Ma ciò che oggi ci sorprende è il fatto che don Vincenzo si fece iniziatore di una pratica apostolica nuova per Torre del Greco, ma nota alla Chiesa napoletana da lungo tempo: la “sciabica”.

    Questo termine dialettale indica una particolare specie di rete da pesca a strascico.

    In termini semplici, il parroco santo era solito fermarsi nei crocicchi principali del paese e chiamava i popolani intorno al suo crocefisso per esortarli con una piccola predica alla penitenza e alla preghiera. Parola e conversione erano un tutt’uno per lui.

    Dopo solo 5 anni dalla temibile eruzione del Vesuvio che distrusse la città di Torre del Greco e quindi nel pieno della sua ricostruzione, don Vincenzo fu nominato parroco di Santa Croce, era il 1799.

    Furono 32 anni di intenso ministero fermato solo dalla sua morte avvenuta il 28 dicembre del 1831 nella sua casa di via Piscopia. Oltre a partecipare in maniera attiva alla ricostruzione della città e del suo Tempio, più bello e splendente di quello precedente, fu un parroco zelante e operoso, vicino agli ultimi e in special modo ai suoi amati marittimi. Ciò che però colpisce di più fu la sua umiltà, mai considerò il parrocato alla stregua di una onorificenza oppure come se fosse un merito ascrivibile alla sua bravura.

    Famosi sono i suoi pensieri che ispirarono tutto il suo parrocato: “Signore, niente io posso, niente io so, niente io sono, la cura è vostra, come San Pietro, io mi getto in questo mare…O Gesù, io sono l’asinello sotto di voi, voi guidatemi, voi tiratemi, voi regolatemi”.

    Tutto ciò che restava della sua vita fu una galoppata affannosa e qualcuno potrebbe pensare che le sue preoccupazioni fossero davvero eccessive, ma lui santo, voleva tutti santi.

    Lui, fiaccola sempre accesa per illuminare e ardere, diceva: “Il sacerdote è una torcia che si deve consumare per Gesù Cristo”.

    E così fu.

    Beatificato da Paolo VI il 17 novembre 1963 durante il Concilio Vaticano II, è stato canonizzato il 14 ottobre 2018 da Papa Francesco, unitamente a Paolo VI, che lo  aveva presentato come esempio per i parroci italiani.